martedì, agosto 12, 2008



 


La casa era giusto al confine tra il vento e la sete

un posto abitato da fate

e da poche altre forme di vita ugualmente concrete

vicino all'incrocio di un paio di strade sterrate

che senza motivo apparente si incontrano

e poi, disperate, ripartono

tristi, così come sono arrivate.

Comunque a qualcuno una volta saranno piaciute

se poi sono state abitate

qualcuno che fermo all'incrocio pensò:

"aspettiamo che arrivi l'estate"

l'estate da noi non è mica un periodo felice

che il caldo ti toglie la pace

la polvere copre ogni cosa

e ti spezza la voce, l'odore di verze marcite

la gente che passa ci guarda e prosegue veloce

ci osserva e prosegue veloce

magari saluta, ma sempre prosegue veloce

se almeno si vedesse l'autostrada

ci porterebbe senz'altro a una città

oppure proseguire ovunque vada

meglio

meglio che qua

la chiesa era uguale alle case, ma aveva una croce

e forse un po' più di vernice

ed un'unica luce fornita da fiaccole appese

imbevute di pece

fu lì che la vidi a braccetto col prete

era il 5 di aprile

e tirava una brezza che dava un colore alla quiete

e profumo di pane alle olive

lei pure mi vide

e forse sorrise

non sono sicuro, ma forse davvero sorrise

perché all'improvviso fu molto più forte l'odore del pane alle olive

la gente che passa ci guarda e prosegue veloce

ci osserva e prosegue veloce

magari sorride, ma sempre prosegue veloce

se almeno si vedesse l'autostrada

ci porterebbe senz'altro a una città

oppure proseguire ovunque vada

meglio

meglio che qua



a volte succede qualcosa di dolce e fatale

come svegliarsi e trovare la neve

o come quel giorno che lei mi sorrise

ma senza voltarsi e fuggire

vederla venirmi vicino fu quasi morire

trovare per caso il destino

e non sapere che dire

ma invece fu lei a parlare

"mi piace guardare la faccia nascosta del sole

vedere che in fondo si muove

dormire distesa su un letto di viole" mi disse

e a te cosa piace?

"mi piace sentire la forza di un'ala che si apre

volare lontano

sentirmi rapace, capace di dirti ti amo

aspettiamola insieme l'estate"

e intanto volevo sparire

pensando alle cose che avevo da offrire

l'incrocio

la casa

la chiesa

la croce

l'incrocio-la casa-la chiesa-la croce

ed in più lo spettacolo atroce di tutta...

la gente che passa ci guarda e prosegue veloce

ci osserva e prosegue veloce

magari sorride, ma sempre prosegue veloce

la gente che passa ci guarda e prosegue veloce

ci osserva e prosegue veloce

magari saluta, ma sempre prosegue veloce

la gente

che passa

ci guarda

ci osserva

e prosegue veloce


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venerdì, luglio 18, 2008


When I wake up, yah I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man who wakes up next to you

When I go out, yah I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man who goes along w/ you

If I get drunk, yah I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man gets drunk next to you

If I haver, yah I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man who's havering to you



[Chorus:]

And I would walk 500 miles and I would walk 500 more

To be the man who walked 1000 miles to fall down at your door



When I'm working, yes I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man who's working hard for you

When I come home, yah I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man who comes back home to you



[Chorus]



When I'm lonely, well I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man who's lonely without you

When I'm dreaming, yes I know I'm gonna dream,

I'm gonna dream about the time that I'm with you

When I go out, yes I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man who goes along with you

When I come home, yah I know I'm gonna be,

I'm gonna be the man who comes back home to you

I'm gonna be the man who's coming home to you



[Chorus]


Ascoltatela!! è energetica nella sua semplicità...


"I'm gonna be 500 (miles)"



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mercoledì, luglio 16, 2008


Ho messo la testa nel secchio

e nel secchio c'è acqua e sale

Ho messo la testa nel secchio

e devo bere per non affogare

Ho messo la testa nel secchio

dentro al secchio per guardare

cosa c'era dentro al secchio

e dentro al secchio c'era il mare



E chissà quanto ho viaggiato

quante volte sono stato

quanti ponti ho attraversato

quante scale che ho salito

Quando tu indicavi il cielo

mentre io guardavo il dito

E chissà quanto ho viaggiato

quante pagine ho strappato

Quanto amore ho visto in giro

quanto ne ho dimenticato

Ma ho del sangue nei capelli

e non so chi mi ha ferito

E il treno sta partendo

e non è ancora partito



Ho messo la testa nel secchio

come in un pozzo per afferrare

un coltello dalla parte sbagliata

o un riflesso lunare

Una stella camaleonte o una corrente tropicale

o la voce di una donna in fondo al secchio

che ti chiede "Sai nuotare?"



E chissà quanto ho viaggiato

quante facce sono stato

Quante volte ho chiuso gli occhi

quanta polvere ho mangiato

Quante volte ho chiesto scusa

quante volte ho perdonato

E chissà quanto ho viaggiato

quanta gente ho conosciuto

e se mi riconosceresti

dopo il tempo che è passato

Come sabbia dentro al vetro

come vento sul vestito

E il treno sta partendo

e non è ancora partito



Ho messo la testa nel secchio

come in un sogno da attraversare

Come chilometri di luce nera

come un bagaglio da recuperare

nelle stazioni di mezzanotte

senza volermi svegliare

per qualcosa che non ha orario



Ma non può aspettare

E chissà quanto ho viaggiato

Quante carte ho rivoltato

Quante volte ho preso l'asso

Quante volte l'ho buttato

Quante volte l'ho visto il sole

Quante volte l'ho guardato

E chissà quanto ho viaggiato

e se sono mai arrivato

Se ho scommesso, se ho pagato

Se ho promesso ed ho tradito

Quante volte ho confessato

senza essermi pentito

E il treno sta partendo

e non è ancora partito




"La testa nel secchio" De Gregori


 





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martedì, luglio 15, 2008



Sulla Luna, per piacere,

non mandate un generale:

ne farebbe una caserma

con la tromba e il caporale.



Non mandateci un banchiere

sul satellite d’argento,

o lo mette in cassaforte

per mostrarlo a pagamento.



Non mandateci un ministro

col suo seguito di uscieri:

empirebbe di scartoffie

i lunatici crateri.



Ha da essere un poeta

sulla Luna ad allunare:

con la testa nella Luna

lui da un pezzo ci sa stare...



A sognar i più bei sogni

è da un pezzo abituato:

sa sperare l’impossibile

anche quando è disperato.



Or che i sogni e le speranze

si fan veri come fiori,

sulla Luna e sulla Terra

fate largo ai sognatori!


Gianni Rodari "Sulla Luna"


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venerdì, luglio 11, 2008



Limite invalicabile


              Valico illimitato


 


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lunedì, luglio 07, 2008



Omaggio a Chagall e al suo compleanno.


Stanza azzurra.liberi tutti.


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sabato, luglio 05, 2008



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venerdì, luglio 04, 2008


Aspettare arrancando all'ancora appesa all'albero appuntito ancora arido.Amare aereoplani azzurri


appoggiati ad altalene armoniche.Abitare aquiloni addestrati ad alzarsi anche attorno alle alpi apuane:assurdi astri appena animati.Attraversare aurore autunnali avvolgendo albe antiche avendo atteso altro appetito avverso all'armata angelica.Attori astuti affogano ansie ancestrali aiutandosi ad annegare auliche aspirazioni.Anziani abbandonati arrossiscono all'ascolto apocalittico affidato all'avvocato ancora attonito.Anche Abele adesso annoda amarezze assetato.Acque afone ascoltano apologie ataviche. 


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mercoledì, luglio 02, 2008



Sapevamo giocare nei cortili, con le biglie, con le bambole, nelle nostre camere…”Facciamo che io ero?..”


Non c’era karatè,scherma, tennis, calcio, nuoto,..danzavi con la fantasia. Non c’era playstation, gameboy, non c’era gara, competizione, record,game over hai perso hai un’altra vita spara salta mangia cambia corri…giocavamo e leggevamo:


c’era Cenerentola, Biancaneve, Giacomino e la pianta di fagioli, gli orchi, i lupi, Abdallah di Terra e Abdallah di Mare, Tremotino, i fratelli Grim , a mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar…c’era l’omino della sabbia che te ne metteva un pizzico sulle palpebre e ti addormentavi…


nel tuo lettino con le sbarre, candidamente libero. E col buio. E nella notte ti svegliavi e urlavi il tuo terrore d’esser solo e al buio. Non c’erano prese colorate, stelle sul soffitto, babysitter elettroniche, carrillion digitali. C’era la tua voce. Il tuo pianto puro e un po’ ruffiano per rivedere la luce dei tuoi occhi e…sì, avevo proprio voglia di una carezza sul groppone!……


 


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lunedì, giugno 30, 2008


 


"Alice nelle città" Wim Wenders








 








 








 


 


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